22 ottobre 2012

Il terremoto dell´Aquila: il Verdetto

Una raccolta di resoconti, articoli e opinioni sul Verdetto dell´Aquila nei media nazionali/internazionali:

22.10.2012 - lithics (blog) - "The insanity of the Italian legal system"
22.10.2012 - paleoseismicity (blog) - "L’Aquila trial: Italian scientists guilty of manslaughter – up to six years in prison"
22.10.2012 - Earth - "Hazardous Living: Italian seismologists tragically convicted of manslaughter"
22.10.2012 - Scientific American - "Italian Scientists Sentenced to 6 Years for Earthquake Statements" 
22.10.2012 - Nature - "Italian court finds seismologists guilty of manslaughter"
23.10.2012 - The Trembling Earth (blog) - "Conviction of Italian seismologists – a nuanced warning" 
23.10.2012 - AGU - "Conviction of Italian Scientists May Hinder Open Discussion of Seismic Risk"
23.10.2012 - La Gazzetta del Sud - "Quake risk body chief quits over L'Aquila verdict"
23.10.2012 - The Guardian - "In praise of … Italian seismologists"

Il verbale della riunione Commissione Grandi Rischi é disponibile sul sito di Focus


22 settembre 2012

Prometheus - Una Recensione Geologica

"Prometheus" è l´ultima fatica del regista Ridley Scott (che in ambito di Sci-Fi ha diretto nel 1982 "Blade Runner" e nel 1979 l´originale "Alien") ambientato nell´universo degli xenomorfi più conosciuti nella storia cinematografica.

La trama: Nel 2093 una spedizione scientifica raggiunge la luna rocciosa LV-223, che orbita l´unico pianeta - un gigante gassoso - di un sistema planetario collocato in un ammasso stellare molto simile ai Pleiadi (distanti 330-390 anni luce dalla terra). La "Prometheus", un prototipo di nave interstellare, è stata inviata nello spazio profondo dopo che un team di archeologi ha scoperto varie "mappe stellari" terrestri, antiche in parte di millenni, che mostravano strane creature (presumibilmente di origine aliena) puntare proprio su quest'ammasso stellare (anche se non è ben chiaro come gli scienziati abbiano capito quale stella in particolare sia intesa - assumo che le altre stelle non abbiano pianeti).



La Prometheus atterra nei pressi di una montagna con conformazioni troppo geometriche -  indubbiamente di origine artificiale - e l´equipaggio presto scoprirà che, in effetti, si tratta di una costruzione di origine aliena, costruita millenni prima per nascondere un terribile segreto (la storia di certo non spicca per originalità...).

Il film vive in parte degli effetti speciali, tra cui notevole sicuramente anche l´ambientazione e il senso di desolazione della luna rocciosa. Abbiamo poche informazioni disponibili per ricostruire la geologia di questo mondo extraterrestre. Durante l´avvicinamento è menzionato che la luna possiede catene montuose alte il doppio di quelle terrestri (è citato il Mount Everest con i suoi 8.848 metri, che pero, in effetti, non è la montagna singola più alta della terra, primato che appartiene al Mauna Kea con i suoi 10.205 metri misurati dalla base). L´altezza menzionata delle montagne farebbe pensare che la gravità di questa luna è minore di quella terrestre, ma gli attori si muovono normalmente. Più interessante l´osservazione che le catene montuose potrebbe essere indizi per attività tettonica recente, poiché l´atmosfera della luna sembra essere abbastanza densa da consentire attività erosiva eolica  - più tardi nel film la Prometheus è investita da una tempesta di sabbia di grande potenza e la struttura aliena è fortemente corrosa - che su un mondo inattivo avrebbe certamente eroso o modificate queste montagne (che sembrano abbastanza fresche).
L´atmosfera é composta di nitrogeno, 20% di ossigeno e 3% di monossido di carbonio, che la rende tossica per noi umani. Ossigeno e un elemento molto reattivo che tende a legarsi con altri elementi - sembra strano che su un pianeta senza vita (dato che sulla terra la fotosintesi contribuisce la maggior parte dell' ossigeno libero in atmosfera) ci siano perciò talmente alti valori per ossigeno.
Non è anche ben chiaro se nell'ambiente di LV-223 esiste biossido d'idrogeno nella forma liquida, si fa riferimento che all´interno della costruzione aliena esistono condizioni particolari che consentono la presenza di acqua liquida, questo farebbe pensare che siano condizioni eccezionali e non di norma.

Fig.1. Il punto d´atterraggio della Prometheus, mentre il fondovalle è stato filmato nell´Islanda, la montagna all´orizzonte é localizzata nella regione del Wadi Rum, Giordania.

Tra gli scienziati si trova anche un geologo, che pero non contribuisce molto né alla trama o all´esplorazione geologica di questo mondo. 

Le scene dell´atterraggio dell´astronave sono state filmate in Islanda, nei pressi dell´ammasso vulcanico dell'Hekla. Nel mondo reale il suolo su cui appoggia l´astronave e si muovono più tardi gli scienziati è costituito da depositi vulcanici - colate di lava basaltica ricoperte da ceneri e pomice vulcanica. Parti dell´ammasso roccioso visibile all'orizzonte, con tanto di stratificazioni sedimentarie, invece sono state filmate nella Giordania - il tutto alla fine è stato combinato grazie alla computer graphic, per creare l´ambientazioni desolata di LV-223. 

Bibliografia:

MASON; J.W. (2008): Exoplanets Detection, Formation, Properties, Habitability. Springer: 314
WATTERS, T.R. & SCHULTZ, R.A. (2010): Planetary Tectonics. Cambridge University Press: 518

12 settembre 2012

Il "Rio delle Foglie"

La gola del Bletterbach - il "Rio delle Foglie" - comune di Aldino/Radegno -  è considerato ( o almeno dovrebbe essere …) un sito fossilifero di fama globale, dato che ha restituito l´insieme più completo di orme di rettili del Permiano superiore, con 8 icnogeneri e 9 icnospecie classificati finora (di cui - tra l´altro - si parla anche in questo post).
La storia comincia nel 1946, quando il paleontologo Piero Leonardi si mette sulle tracce della flora permiana dell´Arenaria della Val Gardena, conosciuta già dal 1877. Incuriosito da un resoconto sui fossili di piante ritrovati nel Bletterbach, si mette in contatto con l´autore dell´articolo, l'ingegnere Leo Perwanger. Insieme scoprono ulteriori fossili e alcune lastre con delle impronte di rettili. Dopo alcune stagioni di scavo, nel 1951 Leonardi pubblica i risultati, e realizza l´importanza del sito. Le ricerche nel sito del Bletterbach sono stati proseguiti dal 1973 fino ai giorni nostri. 

La risalita della gola che il rio ha scavato nel fianco della montagna del Weißhorn (2316 m) offre la possibilità di attraversare l´intera successione sedimentaria del Permiano superiore (circa 250 milioni di anni). Le impronte fossili provengono da una successione di arenarie e strati di argille, depositate in una vasta piana fluviale con un clima semidesertico. Strati di gesso sono indicatori di locali o temporali  trasgressioni marine e lo sviluppo di un ambiente di playa o sabkha. 

Fig.1. La profonda ferita inflitta dal´erosione al Weißhorn (2316 m).

 Fig.2. La successione stratigrafica del Permiano superiore (circa 250 milioni di anni), formazione della Arenaria della Val Gardena.

 Fig.3. Strati di gesso formati in un ambiente con forte evaporazione (simili alle odierne sabkha) e superimposti da sabbie di dune eoliche.
L'ambiente fluviale era colonizzato da vegetazione sparsa, come dimostrano orizzonti pedogenetici con riconoscibili impronte di radici di piante. Resti macroscopici di piante sono rari e perlopiù frammentari, spesso recuperabili solo come patina carboniosa localizzata in singoli strati. Ma l'aspetto superficiale può ingannare, dato che la conservazione a livello microscopica è eccellente. Nelle cuticole delle piante preservate è riconoscibile la struttura del tessuto, inoltre la successione sedimentare ha restituito una ricca associazione di pollini preservati col materiale organico originale.

 Fig.4. Orizzonti pedogenetici con strutture riconoscibili, interpretate come impronte di radici di piante.

Fig.5. Gesso e materiale organico di un presunto paleosuolo.

 Fig.6. Dettaglio di frammenti vegetali.

 Una recente pubblicazione descrive ora in più dettaglio l´associazione di piante rinvenuta durante le ultime fasi di scavo (Communicato stampa del Museo di Storia Naturale di Bolzano) - 15 specie, tra cui spicca una foglia attribuita a Ginkgoales  - che se confermata, risulta il più antico reperto finora rinvenuto di questo gruppo.

BIBLIOGRAFIA:

AVANZINI, M. & WACHTLER, M. (1999): Dolomiti La storia di una scoperta. Athesia S.a.r.l. Bolzano: 150
AVANZINI, M. & TOMASINI, R. (2004): Giornate di Paleontologia 2004 Bolzano 21-23 Maggio 2004 Guida all´escursione: la gola del Bletterbach. Studi Trentini di Scienze Naturali - Acta Geologica Supplemento al v.79 (2002):1-34
LEONARDI, G. (2008): Vertebrate ichnology in Italy. Studi Trent. Sci. Nat., Acta Geol., 83 (2008): 213-221

16 luglio 2012

L'attacco del Dinosauro Atomico!

Luglio 16, 1945 fu sperimentato con successo la prima bomba atomica della storia durante il progetto "Trinity". L´impiego di queste armi nucleari nell´agosto dello stesso anno segno l´inizio di una corsa a sempre più effettivi meccanismi di distruzione. L´energia nucleare e la sua forza (proclamata nella propaganda dei tempi) suscitò grande interesse - e timori - nella popolazione americana, una paura che ben presto fu sfruttata da Hollywood. 

"The Beast from 20,000 Fathoms" usci nelle sale cinematografiche nel 1953, otto anni dopo la prima bomba atomica americana e quattro anni dopo i primi test nucleari russi - all´inizio della fase calda dell´armamento di queste due superpotenze. Questo film è particolare sotto diversi punti. Fu il primo film a introdurre il tipico scienziato degli anni sessanta e il "techno-babble", elemento caratteristico di ogni science -fiction da allora, ma ancora più notevole e il primo film con un "mostro" - o meglio - "dinosauro atomico". 
La trama: Durante l´operazione "Esperimento" la radiazione di un test nucleare risveglia il "Rhedosaurus", creatura con sembianze dinosauriane che decide di visitare New York - con risultato catastrofico...
"The Beast from 20,000 Fathoms" sara il primo dinosauro di una nuova stirpe, che culminerà nel re dei mostri - Godzilla (1954). Mentre nella prima parte del 20° secolo i dinosauri si trovavano su remote isole o sperduti altopiani della foresta pluviale (idea generata dal "Mondo Perduto" di Arthur Conan Doyle), ora e l´uomo e l´improprio uso della scienza a riportarli in vita.

17 giugno 2012

Richard Owen - L´ammazza Mostri

Il professor Richard Owen oggigiorno é spesso e volentieri ricordato come arcinemico bigotto, sostenitore del creazionismo, della celebre figura di C. Darwin. Ma questo ruolo nella storia li fu attribuito appena nella seconda meta del 19°secolo e sopratutto dopo la sua morte nel 1892. Owen non fu un ottuso creazionista (nel senso odierno) che negava i fatti osservabili per via di una dottrina religiosa. Osservo e accetto morfologie simili tra diversi gruppi di vertebrati - ma ipotizzò una sorte di trasmutazione da un archetipo animale ancestrale, anche se negava il ruolo decisivo dell´ambiente nella selezione naturale (come postulato da Darwin).

Fig.1. Richard Owen (probabilmente nel 1848) con tanto di ossa di Dinornis (da "Yearbook of Facts in Science and Art"; 1852).

Owen nacque il 20. luglio 1804 nella città di Lancester (Yorkshire) in una famiglia di borghesia come secondo figlio. La sua gioventù all´inizio non fu caratterizzata da grandi e promettenti eventi. Concluse un'educazione di base, in cui fu descritto come "pigro e ribelle". Dopo appena mezzo anno di università a Edinburgo, lascio i studi per praticare attivamente come chirurgo in vari ospedali.  Esercito per un breve periodo come medico, ma ben presto (e per via di fortunate circostanze) entro nell'ambiente dei musei, dove sviluppo il suo interesse per l´anatomia comparata (in rapido sviluppo grazie al paleontologo francese Cuvier). E in questo ruolo come curatore e organizzatore di musei ed esposizioni  che divenne celebre al grande pubblico.

Il carattere di Owen è descritto dai suoi contemporanei come in bilico tra due estremi. Particolarmente ambizioso (carattere che lo aiuto nella sua rapida carriera) Owen poteva essere soprafatto facilmente dall'invidia, dai successi di altrui, sopratutto se la sua autorità veniva messa in dubbio nelle loro ricerche. Tra il grande pubblico e sostenitori era conosciuto invece come persona colta e gentile, disposta a occuparsi dei soggetti più svariati - tra cui rane incastonate in pietra, i primi fossili di dinosauri, resti frammentari degli uccelli giganti della Nuova Zelanda e anche i mostri marini!
Per via della sua popolarità Owen fu un richiesto esperto in tema di strani animali e incredibili avvistamenti; ma mostro anche un attivo interesse al soggetto.
Tra il 1830 e il 1870 Owen compila un libretto d'appunti privato, in cui raccoglie lettere e notizie su presunti avvistamenti di serpenti marini. La sua opinione sui mostri marini diventa pubblica nel 1848, in risposta ad uno dei più spettacolari e pubblicizzati avvistamenti di serpenti marini nella storia moderna. 
Il 9 ottobre 1848 il giornale "The Times" pubblico il resoconto del capitano Peter M' Quahe e della ciurma della nave "HMS Daedalus". Nell´agosto 1848 la Daedalus si trovava in rotta tra l'isola di St. Helena e il Capo di Buona Speranza (Sudafrica), quando qualcuno noto una sagoma strana in mare aperto.

"...il diametro del serpente era di 15 oppure 16 pollici dietro al capo, che era senza ombra di dubbio quello di un serpente:...colore di un scuro bruno, bianco giallastro sopra il mento. Non aveva pinne, ma qualcosa simile alla criniera di un cavallo o alghe marine, attaccate sul suo dorso"
La creatura fu osservata da almeno cinque persone per quasi 20 minuti. L´alto rango dei ufficiali involti - uomini al di sopra di ogni dubbio - sembrava confermare la veracità dell´avvistamento.

La storia suscita grande interesse mediatico e viene ripresa dalla celebre rivista gossip "The London Illustrated News", che la rende famosa anche per via degli accattivanti disegni del serpente marino - creati appositamente da un artista basandosi sulla descrizione del capitano M' Quahe.

Fig.2. L´avvistamento della "HMS Daedalus", una delle tre raffigurazioni pubblicate nel 1848 dal "The London Illustrated News", immagine presa da LEE, H. (1883): Sea monsters unmasked. La reale natura dell´avvistamento della Daedalus rimane tuttora sconosciuto, comunque la celebre figura del serpente marino si basa più sulla fantasia dell´artista del "The London Illustrated News" che sui fatti. Lo schizzo del primo ufficiale Edgar Drummond, eseguito probabilmente poco dopo l´incontro, è molto meno dettagliato e più ambiguo sulla possibile interpretazione.

Il 11. Novembre venne pubblicata la lettera di risposta di Richard Owen nel "The Times":

"Contiene in sostanza la spiegazione che sono stato spinto a formulare in risposta a numerose richieste, al Hunterian Museum e altri, e dato che continuo a ricevere richieste sulla mia opinione del "Grande Serpente Marino."
Owen inizia cautamente, argomentando che la descrizione e la rappresentazione del mostro escludono un rettile (una teoria molto celebre ai tempi, influenzata dalla scoperta dei primi rettili marini fossili) - soprattutto per la posizione degli occhi. Owen continua "non sono insensibile all'emozione per la scoperta di un animale raro o sconosciuto" - ma conclude che in questo e altri casi si trattava di errate identificazioni di animali, come foche, elefanti marini o squali (l´intera conversazione tramite lettere per e contro i mostri marini é state ripubblicata anche in OUDEMANS, A.C. "The Great Sea-Serpent"; 1892). La principale argomentazione di Owen si basa sulla mancanza di evidenze fisiche dei presupposti mostri o serpenti marini "é la cosa che a me sembra più strana, assumendo che forse ci sono più di 300 articolazioni che compongono la lunga colonna vertebrale di ogni dei migliaia di individui, non una singola vertebra mi e stata inviata per l' ispezione da un area costiera, e non conosco nessun esemplare inviato ad un museo."

Owen visse in un periodo di rivoluzioni per la studio del mondo naturale. Appena cinquanta anni prima il mito delle ossa di gigante era stato sfiatato dal nuovo campo scientifico dell´anatomia comparata. Owen era convinto che questa nuova scienza si dovesse basare solo su evidenze tangibili, collezionate, custodite e analizzate in un museo (lui stesso fu custode dell'Hunterian Museum di anatomia e una delle menti dietro il museo di storia naturale di Londra).
Owen criticava un approccio al mondo naturale basato solo su storie e aneddoti, un metodo secondo lui più appropriato per una sala da corte - l´avvistamento della Daedalus era perciò un caso esemplare.

Anzi, mitiche chimere - parte mammifero e parte rettile, come sembravano essere i serpenti marini - subirono un durissimo colpo nella loro plausibilità con la formulazione della teoria darwiniana nel 19°secolo. L'idea della trasmutazione in piccoli passi rese impossibile incroci di specie moderne con un miscuglio di carattere appartenenti a diversi rami dell'albero evolutivo.

La pubblica critica da parte di Owen avrà un sorprendente epilogo. Dove Owen aveva proposto solo scetticismo verso l´evidenza presentata, ben presto naturalisti assunsero un atteggiamento denigrante verso tutte le storie di creature marine sconosciute. Owen aveva ucciso (solo per il momento) i mostri marini.

Bibliografia:

LYONS, S.L. (2009): Species, Serpents, Spirits, and Skulls: Science at the Margins in the Victorian Age. Univ of New York Press: 245
REGAL, B. (2012): Richard Owen and the sea-serpent. Endavour Vol. 36(2): 65-68
RUPKE, N. A. (2009): Richard Owen. Biology without Darwin. University of Chicago Press: 344

10 giugno 2012

L'isola dei mostri

Nei tempi antichi creature diverse dalla norma o controcorrente alle convenzioni, erano considerati come segni divini - mostri, dal termine "monere" - che significa mettere in guardia. Questi presupposti mostri non comprendevano solamente organismi deformi, ma anche animali reali di lontane terre e isole sperdute, ma che differivano nelle loro dimensioni dagli "animali comuni". Nell´anno 1528 l´astronomo e cartografo italiano Benedetto Bordone per esempio pubblico la sua opera "Isolario", un resoconto universale della cultura e geografia delle isole del Mediterraneo. In essa menziona la peculiarità di alcune di queste isole, su cui si trovano intere montagne costituite solamente da ossa di animali - e forse anche di giganteschi umani! Anche lo storico cipriota Leontios Machairas nella sua "Cronologia di Cipro" descrive questi accumuli di ossa e aggiunge che si tratta dei resti dei primi missionari cattolici, che dopo l´arrivo sull´isola furono massacrati dalla locale popolazione.
Il naturalista francese Cuvier tra il 1804 e 1824 esamina i presunti resti umani nella collezione del muso di Parigi e li identifica come ossa di diverse specie d'ippopotami. Sorprendentemente dopo questi primi promettenti risultati la paleontologia dedicata alle faune delle isole del Mediterraneo farà pochi progressi, anche per via della difficoltà di visitare le singole isole, che spesso non possiedono neanche porti per grandi navi e tantomeno infrastrutture per i pochi visitatori che ci approdano.
Solo nei primi decenni del 20° secolo un'intrepida naturalista amatoriale rivoluzionerà le conoscenze sulle peculiare specie di mammiferi che si sono evolute ed adattate ad un ambiente isolato com´é una isola. 
La scozzese Dorothea Bate era nata nel 1878 nel piccolo paese di Carmarthen nel South Wales. La sua famiglia incoraggiò l´interesse naturalistico della giovane ragazza, soprattutto per i fossili. Ma a quei tempi non céra la possibilità per una donna di intraprendere una vera e propria carriera accademica - la Bate finanzio gran parte de suoi studi e ricerche di tasca propria. Nel 1904 fu invitata da conoscenti sull´isola di Cipro. In questo periodo visito anche l´isola di Creta. Scopri diverse specie fossili ed endemiche di queste isole - tra cui una specie di cervo - Candiacervus - e di roditore - Mus minotaurus. Dorothea fu la prima a notare e investigare alcune peculiarità di queste e alter specie endemiche d'isole. Le specie di proboscidati Elephas cipriote ed Elephas creticus erano animali di dimensioni ridotte se comparati alle specie dello stesso genere, ma viventi sulla terraferma.

"Varie forme di elefanti nani, di ippopotami e di cervi si svilupparono in certe aree della regione mediterranea durante la prima fase del Pleistocene. Quando si formarono le isole di Malta, Creta e Cipro, la popolazione animale, che si trovò circoscritta entro precisi limiti geografici e sottoposta e obiettive restrizioni, finì con lo sviluppare diversi esemplari piccolissimi. Verso la fine del Pleistocene, quando Malta era completamente circondata dal mare, si sviluppò una forma locale di elefante nano il Loxodonta falconeri alto meno di un metro e non più grosso di un pony." da SPINAR 1976. Interessante anche la scoperta pubblicata nel 2012 di Mammuthus creticus.
 


In contrasto la specie di ghiro Hypnomys morpheus, specie estinta delle isole Baleari, era un gigante con i suoi 20 cm di lunghezza corporea. I motivi evolutivi di questo nanismo/gigantismo insulare non sono ancora ben chiari. Una spiegazione assume per animali grandi un adattamento alle limitate risorse di un´isola, poiché un organismo piccolo richiede meno cibo. Animali piccoli invece sfruttano la mancanza di predatori o concorrenza con altri organismi su un'isola, e crescono in dimension - in alternativa il gigantismo o nanismo insulare non dipende cosi strettamente dalle dimensioni degli antenati, ma più generalmente dalla tendenza evolutiva in direzione del uno, o dell'altro estremo, specifica del gruppo animale.

Anche le isole italiane in passato ospitavano delle peculiari specie endemiche con esempi di nanismo e gigantismo insulare. Nel 1830 il parroco Sciná decide di scavare i sedimenti della Caverna di San Ciro, vicino a Palermo, per determinare se veramente, come alcuni credevano, contenevano le ossa di giganti. Anche qui fu il grande Cuvier a determinare  l´origine fossile delle ossa  di elefante e di ippopotamo. Un anno dopo il naturalista irlandese Joseph Pentland pubblica i primi resoconti scientifici sui fossili siciliani, descrive ossa d'ippopotamo della Caverna dei Ben Fratelli (Palermo) e suggerisce che si tratta di una specie sconosciuta. Il tedesco Christian Hermann Von Meyer dedicherà questa specie al naturalista irlandese e la chiamerà Hippopotamus pentlandi.
Un interessante sito fossilifero sarà studiato nel 1859 - la Caverna di San Teodoro, nei dintorni di Acquedolci, che restituisce resti di elefante nano e della sub-specie di iena C.crocuta subsp. spelaea, Goldfuss 1832. La caverna di San Teodoro e l´ultima bastione di questi animali sul continente europeo alla fine del Pleistocene.

Anche la Sardegna ospitava peculiari mammiferi - tra cui Prolagus sardus, specie di lagomorfo estinto descritto nel 1829-1832 sulla base di materiale fossile proveniente da Cagliari, dal zoologo tedesco Rudolf Wagner. Alcune note storiche lasciano supporre che questa specie potesse essere sopravvissuta in piccole isole prossime alla Sardegna (come Tavolara) fino a 300 anni fa, o addirittura fino alla seconda metà dell' '800....il prete e naturalista amatoriale Francesco Cetti (1726-1778) descrive nel 1774 un´ "isola abitata da ratti giganti."

Bibliografia:

BURNESS, G.P.; DIAMOND, J. & FLANNERY, T. (2001): Dinosaurs, dragons, and dwarfs: The evolution of maximal body size. PNAS Vol. 98(25): 14518-14523
GEER, A.v.d.; LYRAS, G.; VOS, J.d. & DERMITZAKIS, M. (2010): Evolution of Island Mammals - Adaption and Extinction of Placental Mammals on islands. Wiley-Blackwell: 479+26 plates

KURTÈN, B. (1968): Pleistocene Mammals of Europe. Weidenfeld and Nicolson, London
SHINDLER, K. (2007): A knowledge unique: the life of the pioneering explorer and palaeontologist, Dorothea Bate (1878-1951). In BUREK, C. V. & HIGGS, B. (eds) The Role of Women in the History of Geology. Geological Society, London, Special Publications 281: 295-303
SMITH, F.A.; BOYER, A.G.; BROWN, J.H.; COSTA, D.P.; DAYAN, T. et al. (2010): The Evolution of Maximum Body Size of Terrestrial Mammals. Science 26 Vol.330 (6008): 1216-1219
SPINAR, Z.V. (1976): Quando l´uomo non c´era. Fratelli Fabbri Editori, Milano: 228

20 maggio 2012

Il terremoto nell´Emilia

Fonte: U.S.G.S.
Questa mattina, alle 04:04 ora locale un terremoto di magnitudo 5.1-6.1 (ipocentro a soli 6-7 chilometri) ha colpito una zona situata tra le provincie di Ferrara e Modena, provocando ingenti danni, almeno 50 feriti e la morte di almeno 6 persone. Questa scossa era preceduta da un evento con magnitudo 4.0 tre ore prima. Al momento sono segnalate ancora diverse scosse di assestamento, con valori tra magnitudo 4.0 - 5.2.

Dal punto geologico il terremoto sembra essere collegato a delle strutture appenniniche (perlopiù sovrascorrimenti), sepolte sotto i sedimenti della Pianura Padana. Anche se la zona non era soggetta a forti scosse in tempi storici (un evento simile è conosciuto dal Medioevo), dal punto strutturale un tale evento era potenzialmente considerato possibile, modello confermato da ricerche sulla paleo-sismicità della regione. 

Fig.2. Carta molto semplificata della situazione tettonica della Pianura Padana con l´epicentro del terremoto del 20.05.2012.