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28 maggio 2016

Charles Darwin e la vita aliena

Nel agosto del 1881 la rivista Science (non l´attuale Science) pubblicó un´breve resoconto da parte di due illustri menti - il tedesco Otto Hahn (non il fisico) e geologo-biologo C.R.Darwin. Nel testo, frutto di uno scambio di lettere tra i due, si parlava nientedimeno della scoperta di vita extraterrestre!

Darwin aveva pubblicato la sua teoria dell´evoluzione nel 1859 in cui proponeva che da semplici forme di vita nel tempo si erano evolute più complessi organismi. Ma questa teoria aveva un grosso problema. Il tempo necessario per l´evoluzione era vastissimo e al tempo di Darwin non sembrava che la terra era vecchia abbastanza per spiegare l´osservabile complessità e diversità moderna. A quei tempi non esistevano ancora metodi per datare rocce e ci si doveva accontentarsi di stime basate sulla velocità di erosione e sedimentazione, che davano un´età della terra di alcuni centinaia di milioni di anni al massimo. La terra sembrava essere troppo giovane per la teoria dell´evoluzione.

Ma esisteva una soluzione per risolvere questo paradosso - cosa se la vita era nata nello spazio profondo miliardi di anni fa e solo molto più tardi avrebbe "inseminato" la terra primordiale, vecchia alcuni millioni di anni?

Hahn era un avvocato di professione e naturalista per passione e aveva già pubblicato alcune ricerche su fossili primordiali. Il più antico organismo allora conosciuto era Eozoon, strana creature composta da singole cellule e fibre e conservata nelle rocce del Canada datate a mezzo miliardo di anni fa.

A Hahn appariva creature troppo complessa per essersi evoluta spontaneamente sulla giovane terra e ritenevo questa scoperta un´indizio che supportava la sua teorie della vita venuta dallo spazio profondo o panspermia. Poco dopo cominciò a scoprire organismi simili anche in meteoriti, il tutto pubblicato nel suo libro "Le meteorite (condrite) e i loro organismi" (1880).
Fig.1. Il titolo del libro di Hahn, con una condrite (minerale granulare fratturato da impatti di bolidi nello spazio profondo), che Hahn riteneva un´tipo di spugna aliena.

Hahn scrisse alcune lettere a Charles Darwin e li regaló una copia del suo libro, annunciando la sua scoperta al famoso naturalista. Darwin, come era sua abitudine, rispose cortesemente a Hahn che l´idea sicuramente valeva la pena di ulteriore ricerche e consigliava di contattare alcuni illustri geologi, più esperti nella preservazione di antiche forme di vita in rocce. Per Darwin la questione finiva qui.


Non é chiaro chi abbia scritto l´articolo nella rivista Science, che annunciava direttamente "la scoperta di alieni" da parte di Darwin e Hahn. Darwin non si sbilancio mai a proposito e in pubblico mai si espresse sull´origine della vita (anche se in lettere private ipotizza delle reazioni chimiche in acqua stagnante, ma comunque terrestre).

Sfortunatamente per Hahn, Eozoon, l´organismo modello, ben presto si rivelò essere un pseudofossile, le cellule erano in verità semplici minerali metamorfici. Seguenti ricerche dimostravano inoltre che la terra era molto piú antica di quanto si credeva e cera abbastanza tempo per forme di vita terrestre a evolversi naturalmente, nelle parole immortali di Darwin “Vi è qualcosa di grandioso in questa concezione della vita, con le sue molte capacità, che inizialmente fu data a poche forme o ad una sola e che, mentre il pianeta seguita a girare secondo la legge immutabile della gravità, si è evoluta e si evolve, partendo da inizi così semplici, fino a creare infinite forme estremamente belle e meravigliose.”

Bibliografia:

WYHE, van J. (2010): ‘Almighty God! What a wonderful discovery!’: Did Charles Darwin really believe life came from space? Endeavour, 34(3): 95-103

1 aprile 2016

Uno scherzo ben riuscito: L´Uomo di Piltdown

La falsificazione di fossili oggigiorno ha perlopiù scopo commerciale, molte fiere presentano fossili composti da singoli pezzi di valore minore o completamente falsi. Scalpore fece il cosiddetto "Piltdown chicken", un falso dinosauro-uccello venduto alla rivista National Geographic nel 1999. Prima dei dinosauri però l´Inghilterra vittoriana impazziva per i mammiferi fossili. Cosi era solo una questione di tempo finché il primo "Piltdown man" fu scoperto.
 
Durante l´inizio del ventesimo secolo la ricerca dei nostri avi, i "missing link" tra uomo e animale, era un punto cruciale nel ambito della paleontologia. 1907 fu trovata una mandibola in Germania che mostrava caratteristiche intermedie tra scimmie e uomo - un buon inizio, ma i scienziati cercavano di meglio.
 
Nel 1908 in una cava nei pressi della città di Piltdown nel Sussex alcuni operai trovarono alcuni strane ossa e li consegnarono al antiquario e paleontologo amatoriale Charles Dawson. Dawson si mise a ricercare per conto suo sul sito del ritrovamento, più tardi fu aiutato di Arthur Smith Woodward, custode del dipartimento di geologia del British Museum.
 
Fig.1. Scavo delle ghiaie di Piltdown nel 1911, con Dawson (a destra) e Woodward (al centro).
 
Tra giugno e settembre del 1912 i due ritrovarono i frammenti di un teschio quasi completo e una mascella.
Woodward annunciò che il cranio era simile a quello dell'uomo moderno, eccetto per l'occipite (la parte del cranio che poggia sulla colonna spinale) e per le dimensioni del cervello, che erano circa due-terzi di quello dell'uomo moderno. Egli poi proseguì indicando che, salvo per la presenza di due molari uguali a quelli umani, la mascella trovata era indistinguibile da quella di un moderno scimpanzé.
Basandosi sulla ricostruzione del cranio fatta dal British Museum, Woodward propose che l'uomo di Piltdown rappresentasse un anello mancante evolutivo tra la scimmia e l'uomo, poiché la combinazione di un cranio uguale a quello umano con una mandibola uguale a quella di una scimmia tendeva a sostenere il concetto allora prevalente in Inghilterra che l'evoluzione dell'essere umano fosse guidata dal cervello.


Ma fin dal primo momento, la ricostruzione di Woodward dei frammenti di Piltdown fu aspramente messa in discussione. Molti dichiaravano che le parti fossili non avessero niente a che fare l´una con l´altra, il teschio sembrava troppo moderno per combaciare con una mandibola dai tratti cosi scimmieschi. Al Royal College of Surgeons le copie degli stessi frammenti usati dal British Museum nella loro ricostruzione furono usate per produrre un modello totalmente diverso, uno che nelle dimensioni del cervello e in altre fattezze rassomigliava all'uomo moderno. 

Fig.2. La ricostruzione del teschio di Piltdown secondo Woodward (in alto) e Keith (in basso).

Malgrado queste differenze, comunque, non sembra che la possibilità di un vero e proprio falso sia stata formulata relativamente al cranio, e cosi fu coniata una nuova specie - Eoanthropus dawsoni.

Col passar degli anni, ulteriore scoperte furono fatte a Piltdown: ossa d´animali, un oggetto che ricordava una mazza da cricket (!) e due ulteriori teschi. Nel 1915 Dawson affermò di aver trovato frammenti di un secondo cranio (Piltdown II) in un secondo sito. Da quello che si sa il sito non è mai stato identificato e i ritrovamenti sembrano essere completamente spariti (se mai esistevano). Woodward sembra non aver mai visitato questo secondo sito.
 

Dawson mori nel 1916, lasciando come erede della scoperta del "primo inglese" Woodward.
 

Per i prossimi tre decenni l´uomo di Piltdown fu accettato dalla comunita scientifica, pero ulteriore scoperte, sopratutto nell´Africa mostravano che Piltdown non trovava posto nel quadro generale dell´evoluzione umana.
 

Negli anni venti Franz Weidenreich esaminò i resti e riportò correttamente che consistevano di un cranio umano moderno e di una mascella di orango con i denti limati. Weidenreich, essendo un anatomista esperto, rivelò facilmente l'imbroglio per quello che era. Comunque, le comunità scientifiche colo 30 anni piú tardi ammetterà che Weidenreich era nel giusto (1953 K. Oakley, W. Le Gros Clark e J. Weiner del British Museum).
 

Fig.3. Kenneth Oakley (a sinistra) esamina insieme a L.E. Parsons la mandibola di Piltdown.

L'Uomo di Piltdown fu rivelato essere un falso composito, metà scimmia e metà uomo. Esso consisteva di un teschio umano di età massima di 50.000 anni e di una mandibola vecchia alcuni decenni di un orango. L'aspetto invecchiato era stato prodotta macchiando le ossa con una soluzione di ferro e con acido cromico. L'esame microscopico rivelò le tracce della lima, da cui si dedusse che qualcuno aveva limato i denti sino a dar loro una forma più adatta a quella che era la dieta umana.
Per il falsario, l'area dove la mascella si univa al cranio aveva presentato problemi superati con il semplice stratagemma di spezzare i rami terminali della mascella. I denti canini nella stessa erano poi stati limati per farli corrispondere, e fu questa modifica a far dubitare dell'autenticità dell'intero reperto. Per caso si osservò che la cuspide di uno dei molari aveva un angolo molto diverso da quello dell'altro dente. Un esame più accurato condotto al microscopio rivelò a quel punto le tracce di fresatura e da questo si dedusse che la fresatura aveva avuto lo scopo di alterare la forma dei denti, che nella scimmia è molto diversa da quella dei denti umani.
 

Il falsario non fu mai identificato, pero un sospetto ricadde su Dawson, che cosi probabilmente, ingannando il povero Woodward, considerato a suo tempo uomo onesto al di sopra di ogni sospetto, si sarebbe procurato l´ambita fama scientifica. D´altra parte l´oggetto a forma di mazza per alcuni autori é indizio che ci fu un terzo uomo, che dopo il riuscito scherzo cerco di smascherare la truffa (inutilmente).

6 marzo 2016

La triste storia della tigre della Tasmania

Il 7 settembre del 1936 muore nello zoo di Hobart l´ultimo esemplare accertato di tilacino (Thylacinus cynocephalus), grande predatore marsupiale endemico dell´isola di Tasmania. Leggende metropolitane gli attribuiscono il nome di Benjamin (non esiste nessun documento scritto che confermi una denominazione dell´animale, neanche il sesso è accertato) e che mori di depressione. Cinquanta anni dopo la specie fu ufficialmente dichiarata estinta e il 7 settembre è tuttora ricordato in Australia come "National Threatened Species Day".

Fig.1. Il tilacino, in una raffigurazione da parte di Joseph Matias Wolf del 1861.

Il primo tilacino avvistato dai esploratori europei fu descritto nel 1792 da un marinaio come un "grande cane, di colore bianco e nero e apparenza di bestia feroce". Il primo esemplare ucciso risale a marzo 1805. L´animale era conosciuto durante il XIX secolo sotto vari nomi ai coloni dell´isola di Tasmania: lupo marsupiale, lupo-zebra, iena-opossum, tigre-bulldog, tigre marsupiale, pantera o Dingo della Tasmania - nomi che enfatizzano che l´animale era considerato un´ pericoloso predatore - soprattutto di pecore, animali che costituivano la base dell´economia dell´isola.

"Alcuni dei pastori affermano che uno di questi animali uccide centinaia di pecore in un tempo molto breve, ed esistono …[]… notizie che uomini sono stati attaccati da loro ... []"
Gerard Krefft, 1871.

Fig.2. Una fotografia del 1921 mostra il tilacino come predatore feroce e abituale di pecore e polli (l´ultimo esemplare ucciso nel maggio 1930 fu stanato in un pollaio), in verità questo suo ruolo è disputabile.  Cronache del tempo da parte di naturalisti parlano del tilacino come un predatore (al massimo) occasionale. Una ricerca pubblicata di recente conferma che l´animale si era evoluto per cacciare piccole..

Ritenuto animale nocivo e pericoloso, fu cacciato senza tregua fino alla seconda meta del XIX / inizo XX secolo, quando i numeri degli animali abbattuti e le taglie pagate diminuirono notevolmente, indicando che la popolazione stava collassando. 

"Il tilacino uccide le pecore, ma limita il suo attacco a una alla volta, ed è quindi in nessun modo distruttivo come un gruppo di cani domestici diventati selvatici o come il Dingo dell'Australia, che causano distruzione in una singola notte. Alte ricompense sono state tuttavia sempre date ai proprietari di pecore per la loro uccisione e dato che oggigiorno ogni pezzo di terra è occupato, è probabile che in alcuni anni quest'animale, talmente interessante per lo zoologo, si estinguerà; e ora estremamente raro, anche nei luoghi più remoti  e meno frequentati dell´isola."
John West, 1850.
 

Fig.3. Il tilacino si estinse sul continente australiano 3000 anni fa, nella Tasmania sopravisse fino al 1936, finche la caccia indiscriminata non fini completamente la specie.


Fig.4. Ricompense per tilacini abbattuti pagate dal 1888 al 1912, dati tratti da GUILER 1985. L´estinzione é rapida: Nel 1888 il governo locale promette una ricompensa di 1£ per ogni adulto abbattuto. All´inizio del XX secolo gli esemplari uccisi e le ricompense pagate diminuiscono nel corso di pochi anni, probabile segno che la popolazione stava collassando.

Una ricerca recente (ATTARD et al. 2011) sembra confermare le - al tempo inutili - avvertenze di West che il tilacino non era un predatore abituale di pecore. La mandibola del muso allungato si poteva aprire con un angolo massimo di 120 gradi - impressionante - ma la struttura era inadatta e troppo debole per attaccare grandi prede. Basandosi su modelli di biomeccanica i ricercatori hanno simulato le forze esercitate sul cranio del predatore durante i movimenti di predazione e masticazione. Secondo i risultati ottenuti il tilacino con il suo cranio allungato e fragile si era adattato per catturare prede piccole e veloci, come specie di opossum o piccole specie di canguro (di cui resti furono ritrovati nel primo esemplare ucciso).

La ricerca potrebbe anche spiegare l´estinzione "improvvisa" del tilacino. Il tilacino era specie già rara quando la Tasmania fu colonizzata all´inizio del secolo (alcune stime parlano di una populazione di 5.000 individui), la caccia indiscriminata impattó ulteriormente su di una popolazione già ridotta. Il crollo netto nei numeri degli esemplari uccisi (almeno 2.000) nella seconda meta del XIX secolo fu imputato in parte a un'epidemia che colpiva gli animali superstiti, fortemente indeboliti nel loro sistema immunitario da una diminuzione drastica della loro variabilità genetica. 

Sulla base dei nuovi risultati e la dieta specializzata del tilacino si può ipotizzare che anche senza caccia la distruzione dell'habitat e la conseguente diminuzione dell´areale della specie erano sufficienti per portare questo animale all´orlo dell´estinzione. Incapace di adattarsi a nuove prede, in forte concorrenza con altri grandi predatori, come il Diavolo della Tasmania, con una popolazione debole, il tilacino si estinse nell´arco di pochi decenni, anche se alcuni criptozoologi non vogliono far morire la speranza.

Bibliografia:

ATTARD, M.R.G.; CHAMOLI, U.; FERRARA, T.L.; ROGERS, T.L. & WROE. (2011): Skull mechanics and implications for feeding behaviour in a large marsupial carnivore guild: the thylacine, Tasmanian devil and spotted-tailed quoll. Journal of Zoology: 1-9

FREEMAN, C. (2007): Imaging Extinction: Disclosure and revision in Photographs of the Thylacine (Tasmanian tiger). Society and Animals 15: 241-256
GUILER, E.R. (1985): Thylacine: The Tragedy of the Tasmanian Tiger, Melbourne. Oxford University Press: 23-29
OLSEN, P. (2010): Upside Down World: Early European Impressions of Australia's Curious Animals. National Library of Australia: 240
OWEN, D. (2003): Thylacine - The tragic tale of the Tasmanian Tiger. Allen & Unwin: 228

18 ottobre 2015

La sesta estinzione

"[]...ci sono buoni motivi per affermare che l´umanità ha dato inizio alla sesta estinzione, sprofondando nell´eterno oblio, nel giro di poche generazioni, gran parte delle specie viventi a essa contemporanee.”
Edward O. Wilson
 
Nella 3.5 miliardi di anni lunga storia della vita sulla terra il 99% di tutte le specie si sono estinte. Estinzione é parte fondamentale della esistenza stessa, ma normalmente controbilanciata della specializzazione di specie. Un´estinzione di massa é un´ periodo geologicamente breve in cui almeno 3/4 delle specie si estinguono e l´evoluzione di nuove specie non riesce a tenere passo con la perdita di specie. Si conoscono nella storia della vita sulla terra  almeno cinque di questi periodi – alla fine del Ordovícico (in cui scompaiono 86% delle specie conosciute a quel tempo), Devoniano (75%), Permiano (96%), Triassico (80%) e la più famose e ultima di fine Cretaceo (76%). Ma anche dalla fine dell´ultima glaciazione sono scomparse molte specie di animali e vegetali, l´iconica megafauna pleistocenica persa, seguita dalla scomparsa dei mammiferi di medie dimensioni. Quale ruolo giocano cambiamenti climatici e l´avvento dell´uomo in questa estinzione rimane dibattito aperto. 

Da 400 anni si osserva una ulteriore accelerazione del tasso di estinzione - una lunga lista che include mammiferi, uccelli, rettili e anfibi, sopratutto molte specie endemiche. 

Fig.1-4. Ripreso da BRILLANTE, G. Capolavori perduti - Rapporto su quattro secoli di estinzioni animali.

In questo periodo l´effetto disastroso dell´uomo e la sua civilizzazione - distruzione del habitat, sterminio diretto per caccia, introduzione di organismi nocivi alla fauna locale e concorrenza da parte di animali domestici - é praticamente innegabile.
 
"Quanto c´é voluto perché dopo ogni evento di quella portata l´evoluzione rimediasse alle perdite? Per un avvio deciso ci vollero ogni volta 5 milioni di anni, ma il recupero completo richiese invece decine di milioni di anni. Un lasso di tempo talmente lungo da non avere nessun significato per gli uomini di oggi."
Edward O. Wilson

Bibliografia:
 
BARNOSKY, D.A.; MATZKE, N.; TOMIYA, S.; WOGAN, G.O.U.; SWARTZ, B.; QUENTAL, T.B.; MARSHALL, C.; McGUIRE, J.L.; LINDSEY, E.L.; MAGUIRE, K.C.; MERSEY, B. & FERRER, E.A. (2011): Has the Earth's sixth mass extinction already arrived? Nature Vol. 471: 51-57

23 giugno 2015

Fossili o Mostri?

Jurassic World é appena uscito e già considerato uno dei film con maggior´successo di sempre - dal punto strettamente economico. Infatti la pellicola soffre dei soliti problemi dei sequels, nessuna idea o contenuto originale, effetti speciali di qualità inferiore al primo (che era del 1993!) e dinosauri che oramai sono più mostri cinematografiche che creature plausibili (anche se il primo film adottò non poca libertà artistica). Ma la raffigurazione dei dinosauri in Jurassic World come veri e propri “meme d´internet” pone la domanda … la ricostruzione di animali estinti si basano sulla storia naturale o sulla natura di noi esseri umani? 

Può sorprendere realizzare che le ricostruzioni di dinosauri, almeno nella cultura popolare, sono fortemente influenzate dall´ambiente politico prevalente. Durante la guerra fredda i dinosauri appaiono come mostri atomici o come creature del passato, incapaci di adattarsi e cosi autori della loro stessa estinzione (idea sicuramente influenzata dalla inquietante possibilità di una guerra nucleare al tempo e l´estinzione della specie umana). Ma l´influsso della cultura sui fossili precede di molto i dinosauri cinematografici...
 
Forse il più antico tentativo di ricostruire un´animale fossile é la raffigurazione su un vaso greco (datato ad almeno 2.600 anni) della battaglia tra  Perseo e Ceto. Adrienne Mayor, che ha studiato la relazione tra antiche culture e fossili, propone che la strana testa del mostro sia basato sul cranio fossile di una specie di giraffa estinta, che emerge dai sedimenti miocenici che ricoprono gran parte dell´area greca. Gli antichi sicuramente conoscevano fossili, conchiglie e ossa furono sicuramente notate per la loro forma e in parte interpretate come resti organici – anche se di mitologici mostri.
Fig.1. Cranio di elefante nano della sicilia... oppure mitico ciclope?

Nel medioevo la situazione diviene più confusa. Molti resti fossili giocano un´importante ruolo nei miti, storie e fiabe medievali – cosi I denti fossili di squalo erano ricercate come “glossopetrae”, pietre abili di neutralizzare ogni veleno. Questi reperti erano considerati in ogni caso come d´origine sovrannaturale oppura magica. 
Ossa fossili avevano una spiegazione piú naturale. Durante scavi e costruzione non era inusuale scoprire delle grande ossa e ancora oggi in molte chiese sono esposta questi “resti di giganti” o ´“unicorno”.  È curioso notare che l´unicorno fossile era considerato superiore nelle sue qualità magiche al´unicorno falso e recente”, che si sapeva essere il dente sovra-sviluppato del narvalo.
La scultura del drago di Klagenfurt, realizzata nel 1590 dal scultore Ulrich Vogelsang, pone un´interessante quesito. Verosimilmente la scultura é basata sul ritrovamento nel 1335 di un cranio di rinoceronte lanoso fossile. Pur modellando la testa seguendo I contorni del teschio reale, Vogelsang parte dal presupposto che si tratta di una creatura fantastica – il risultato finale rispecchia perciò più l´opinione dell´artista che la realtà. 

È facile deridere oggigiorno Vogelsang, che comunque era incaricato di creare una scultura ornamentale, non una ricostruzione anatomica. Solo nel 18° secolo compareranno le prime  ricostruzione basato su concetti scientifici, anche se preconcetti continueranno (e continuano) a giocare un´importante ruolo.

Continua...

26 maggio 2015

L´eruzione della Pelée e l´estinzione di una specie

Nel passato vivevano almeno tre specie endemiche di ratto gigante sulle isole delle Caraibi. Sulla specie Megalomys audreyae non si sa praticamente nulla, dato che la specie é stata descritta solo materiale fossile frammentario scoperto su Barbuda nel 1900. Il ratto gigante di Saint-Lucia (Megalomys luciae) sopravvisse fino al 1852 e sono conosciuti solo un paio di esemplari imbalsamati. Il ratto gigante di Martinique (Megalomys desmarestii) fu descritta nel 1654 dal naturalista francese Jean-Baptiste Du Tertre, basandosi sulle varie ricette dei indigeni a cucinare la specie. 
 Fig.1. Ricostruzione storica di Megalomys desmarestii.

Fino al 1890 la specie era abbastanza diffusa, ma caccia, distruzione del habitat e sterminio della specie come animale nocivo velocemente ridussero la popolazione. All´inizio del 20° secolo solo sparse e piccole popolazioni sopravvissero sulle pendici delle montagne del´isola, tra cui La Pelée – un vulcano attivo. Nell´aprile 1902 l´antica montagna si risveglio e si formo un´lago di acqua bollente sulla sommità.

La popolazione della città di St. Pierre, proprio ai piedi della montagna, si preoccupo, ma le autoritá locali assicurarono che la montagna non poneva nessun pericolo. Nella mattinata del 8 maggio 1902 la montagna esplose in una serie di devastanti flussi piroclastici - valanghe ardenti di gas e rocce  incandescente, 20- a 40.000 persone perirono. 

. The "Samson of St. Pierre".

Fig.4. and 5. Photograph of St. Pierre, Martinique, in the 19th century long b - See more at: http://historyofgeology.fieldofscience.com/2011/05/may-8-1902-la-pelee.html#sthash.aDfx2cb3.dpuf


Fig.4. and 5. Photograph of St. Pierre, Martinique, in the 19th century long before the eruption, and ph - See more at: http://historyofgeology.fieldofscience.com/2011/05/may-8-1902-la-pelee.html#sthash.aDfx2cb3.dpuf


Fig.4. and 5. Photograph of St. Pierre, Martinique, in the 19th - See more at: http://historyofgeology.fieldofscience.com/2011/05/may-8-1902-la-pelee.html#sthash.cXdiLzE7.dpuf


Fig.4. and 5. Photograph of St. Pierre, Martinique, in the 19th - See more at: http://historyofgeology.fieldofscience.com/2011/05/may-8-1902-la-pelee.html#sthash.cXdiLzE7.dpuf
Fig.2. La città di  St. Pierre, Martinique, alla fine del 19°secolo e pochi giorni dopo la disastrosa eruzione del maggio 1902.

I fianchi della montagna furono completamente spogliati della vegetazione, nessun animale avrebbe potuto sopravvivere a questo inferno. Spedizioni successive non riuscirono a trovare nessuna traccia dell´ultima popolazione di  Megalomys desmarestii conosciuta – l´eruzione della  Pelée era l´ultimo atto nell´estinzione di questa specie.
 
Bibliografia:
 
SEMAL, L. (2014): Bestiarium – Zeugnisse ausgestorbener Tierarten. Haupt-Verlag: 168

25 febbraio 2015

REPTILICUS !

"REPTILICUS" é un film di coproduzione americana e danese (l´unico del suo genere) che esce il 25 febbraio 1961 in Danimarca, e in una versione pesantemente rimontata nel 1962 negli Stati Uniti.
La locandina del film, ritenuti da molti la parte migliore, é stata disegnata dall´artista Reynold Brown.
 
La trama: Da una trivellazione nella ghiacciata terra della Lapponia esce quello che sembra essere una enorme coda di rettile. Viene portata in un laboratorio di Copenaghen (Danimarca), dove si scopre che il tessuto possiede l´abilità di rigenerarsi spontaneamente. Nasce cosi "Reptilicus", un mostro a forma di serpente alato, con una corazza impenetrabile e capace di sputare un veleno verde (almeno nella versione americana del film). Gli effetti speciali si limitano a gente che corre all´impazzata e il mostro che viene rappresentato da una marionetta con tanto di fili - nella versione originale la scena in cui il mostro pure vola é stata tagliata dato che ritenuta "troppo fasulla"!!
 

Alla fine Reptilicus viene sconfitto con del veleno e bombe di profonditá, ma una zampa viene persa nel mare, e si sa, mostri raramente accettano una sconfitta definitiva. Nel 2001 Sydney W. Pink, direttore della versione americana, tentó di organizzare la produzione di un sequel, ma morte prematura fermo il progetto.
 

Il film ispiro anche un fumetto di breve durata tra il 1961 al 1962, a cui dopo due numeri il titolo fu cambiato in " Reptisaurus the Terrible", e seguito nel 1963 da un numero speciale: la "Reptisaurus Special Edition".

7 febbraio 2015

Bigfoot come il "Missing Link" ?

"…Schlockthropus or Schlock, considered by us scientists as the missing link, I believe it's the greatest scientific discovery of the last eight weeks."
Professor Shlibovitz, in "Schlock" (1973)

Una mattina fredda pochi giorni prima della festa di ringraziamento americana del 1969 un gruppo di residenti della cittadina di Colville (Washington, U.S.A.) si era recata alla discarica di Bossburg nei pressi del confine con il Canada.
Strane storie circolavano di questo luogo, l’anno prima una donna aveva affermato di avere visto una strana creatura e di tanto in tanto si avevano rinvenuto enormi impronte di piedi nudi, ma lunghi 43cm.
E davvero quella mattina il gruppo di visitatori scopri nella neve delle nuove tracce, e ulteriori ricerche da parte di naturalisti amatoriali nei prossimi giorni rilevarono più di 1.000 impronte. Alcune di queste impronte, un piede sinistro, mostravano una peculiare deformazione, a tal punto che la traccia divenne nota sotto la denominazione di “Cripplefoot” - o piede zoppo.

Cosa fa di questo tipico avvistamento di “bigfoot” - un presunto primate mezzo uomo e mezzo scimmia, alto fino a 2 metri e con un peso stimato di mezza tonnelata - un caso notevole, e proprio le peculiarità anatomiche di queste tracce. L’antropologo americano Grover Sanders Krantz (1931-2002) alcune settimane dopo la faccenda esamino alcuni calchi prelevati dalle impronte. Autorità nel suo campo, i dati anatomici della deformazione convinsero Krantz che non si poteva trattare di un’impronta artificiale, o in alternativa il truffatore possedeva conoscenze anatomiche straordinarie.

Sulle tracce di Krantz ben presto segui il suo collega Jeffrey Meldrum.
 

L’antropologo Meldum della Idaho State University si è specializzato sulla dinamica e locomozione dei primati. Allo stesso tempo si dedica alla ricerca con rigore scientifico delle tracce attribuite a bigfoot, una passione che li ha procurato una fama controversa. Meldrum afferma anche di avere avuto un contatto indiretto con il presunto criptide. Durante una escursione al lago canadese di Snelgrova la capanna in cui i ricercatori dormivano fu colpita da alcune pietre lanciate da una misteriosa creatura.

Ma la strana storia del bigfoot o abominevoli uomo delle nevi comincia con altre tracce e alcuni anni prima. Nel 1951 l’alpinista (e burlone) Eric Shipton fotografo un’impronta che suscito grande interesse nei media e tra il pubblico generale. In un articolo sulla rivista Nature, Wladimir Tschernezky, professore di zoologia al Queen Mary College in Londra, pubblico un breve articolo sulla pista del presunto Yeti, concludendo che l’abominevole cammina come un´umano e fosse simile nella sua anatomia al primate fossile Gigantopithecus. L´ipotesi si basa in parte su una errata ricostruzione di questo enigmatico primate del Pleistocene asiatico, di cui esistono solo pochi resti fossili. Il paleontologo Franz Weidenreich (1873-1948), che aveva studiato alcuni di questi resti, considerava l´evoluzione dell´uomo una linea diretta, da antenati piú scimmieschi alla specie moderna di Homo sapiensGigantopithecus, per lui, era una forma intermedia, perciò bipede, ma con corporatura massiva e densa pelliccia (le ricostruzioni moderne vedono Giganto come specie affine al moderno orango). 


 
Fig.1. La copertina della rivista ARGOSY del febbraio 1968, in cui viene presentato al pubblico delle immagini di bigfoot tratte dal controverso  film di Roger Patterson and Robert Gimlin, girato nel ottobre del 1967. Krantz al primo momento rimase deluso , a parere suo “assomigliava a un uomo vestito da gorilla”.

L´ipotesi che i presunti avvistamenti di bigfoot si basavano su gigantesche specie di scimmie antropomorfe, scampate miracolosamente all´estinzione di fine Pleistocene, fu promossa dal giornalista John W. Green (1927-) nei suoi libri su bigfoot e anche Krantz ne fu un sostenitore.

Ma Renè Dahinden (1930-2001), un ricercatore di bigfoot amatoriale, mosse molti dubbi sulla veracità delle impronte di Boosburg, dato che nessuno aveva osservato una creature durante il periodo di scoperta di centinaia di orme fresche, inoltre le prime segnalazioni del sito erano arrivate da Ivan Marx, un dilettante reduce di alcune escursioni senza successo sulle orme di bigfoot, e che un anno dopo la faccenda di Boosburg produsse e promosse un filmato palesemente falso della presunta creatura.

Questa breve deviazione nel campo criptozoologico mostra che tutt'oggi l´uomo-scimmia é una immagine potente e popolare e non sorprende che predata il nostro secolo di centinaia di anni.

Le prime descrizioni anatomiche di primati  apparsero  nella seconda meta del 17° secolo, con il lavoro dei medici Nicholas Tulp (1641) e Edward Tyson (1699). Per mancanza di osservazioni in natura, i scimpanzé – classificati al tempo come „Homo Sylvestris“ - studiati furono raffigurati in modo eretto, avvicinandoli all´uomo e facendoli apparire come una sorta di anello mancante tra l´animale quadrupede e l´uomo bipede.

Nel 1863 il geologo Charles Lyell pubblico il suo rivoluzionario  "Geological Evidences of the Antiquity of Man" in cui argomentava una origine della stirpe umana  in tempi geologici remoti, introducendo anche il concetto di "scala naturae" nel pensiero evoluzionistico moderno ( la scala naturae predata di molto la scienza vittoriana, ma su base filosofica, mentre nel 19° secolo si cerco di darle veracità tramite la scienza moderna).
Anche dopo Darwin e la pubblicazione di  "Descent of Man" (1871), l´idea dell´uomo scimmia non perse popolarità, anzi, sembrava essere avvalorata dalle ultime scoperte in campo paleontologico. L´uomo di Neanderthal, scoperto nel 1856, fu ricostruito difatti come un bruto, coperto da una densa pelliccia e con tratti scimmieschi - un missing link tra bestia e studioso vittoriano.

 
Fig.2. L´uomo di  La Chapelle-aux-Saints (Homo neanderthalensis), una dettagliata ricostruzione dell´cavernicolo scoperto nel dipartimento di Correze. Ricostruzione di  Frantisek Kupka, pubblicata nel “L´Illustration" (1909). Questa raffigurazione influenzerà per decenni la nostra immagine collettiva dell´uomo preistorico.

È curioso notare che presunti avvistamenti di bigfoot in passato parlavano di uomini selvatici, ciò almeno con una base culturale, anche se primitiva. Dopo l´avvento della teoria dell´evoluzione, che spiegava l´evoluzione umana come un fatto biologico e non necessariamente culturale, improvvisamente appaiono le classiche descrizioni di bigfoot, come una scimmia di notevole dimensioni, più bestia che uomo…

L´antropologo John Napier (1917-1987), prima sostenitore di bigfoot, poi convinto scettico, riassume la questione:

Postulando che un mostro sia una forma relitta – scampata al passato – gli entusiasti di mostri si liberano dalla necessità di spiegare come una creatura talmente inverosimile si sia evoluto nell´ambito della moderna ecologia.”

Bibliografia:

DELISLE, R.G. (2012): Welcome to the Twilight Zone: a forgotten early phase of human evolutionary studies. Endaevour Vol.36 (2): 55- 64
KJAERGAARD, P.C. (2011): 'Hurrah for the missing link!': a history of apes, ancestors and a crucial piece of evidence. Notes Rec. R. Soc. 65: 83-98
LOZIER, J.D.; ANIELLO, P. & HICKERSON, M.J. (2009): Predicting the distribution of Sasquatch in western North America: anything goes with ecological niche modelling. Journal of Biogeography: 1- 5
MELDRUM, J. (2007): Sasquatch: Legend Meets Science. Forge-Publishing: 297
REGAL, B. (2008): Amateur versus professional: the search for Bigfoot. Endaevour Vol.32 (2): 1- 5
REGAL, B. (2009): Entering dubious realms: Grover Krantz, science, and Sasquatch. Ann. Sci. Vol.66(1): 83-102
REGAL, B. (2011): Searching for Sasquatch – Crackpots, Eggheads, and Cryptozoology. Palgrave Macmillian Publisher: 249

24 gennaio 2015

La disastrosa Ipotesi dell´Impatto cosmico

Sembra che i sostenitori dell´"Impatto cosmico del Dryas recente" non si danno facilmente per vinti, anche dopo l´ennesima "sbufalata" dei loro "risultati" (poiché le presunte gocce di materiale fuso scoperte nell'odierna Siria sono state identificate come scorie di focolai…)
 
L´ipotesi é stata resa popolare a seguito di una presentazione scientifica durante l´assemblea dei geologi americani nella primavera 2007, ma uno degli autori - il fisico Richard Firestone - è dal 1990 che cerca di promuove questa sua idea (anche con la pubblicazione di libri a tema).

I ricercatori dell´istituzione di Richard Firestone e del Lawrence Berkeley National Laboratory nel 2007 affermarono di avere scoperto delle inusuali concentrazioni dell´elemento Iridio, grani irregolari di metallo, nanodiamanti e fullereni in uno strato ricco di componenti organici - i residui di un bolide extraterrestre mischiato ai residui di animali e piante carbonizzati dall´impatto. A detta dei ricercatori avevano scoperto perfino dei resti di mammut e bisonti, che mostrerebbero tracce dirette dell´impatto. Piccoli fori nelle ossa (con diametri di 2-3 mm), un alone bruciato e frammenti magnetici con un alto contenuto di ferro e nickel - i frammenti del bolide che come delle cartucce a pallettoni avrebbero sterminato intere specie. Poco importa che nessun ricercatore al di fuori del gruppo di lavoro di Firestone è mai stato in grado di verificare le analisi, sembra mancare anche la prova più convincente - il cratere d´impatto. Per spiegare la mancanza i ricercatori proposero che il bolide era esploso nell´atmosfera (verosimilmente anche l´esplosione di Tunguska può essere spiegata in modo simile) - l'assenza di prove non è prova di assenza...
 
Il calore dell´impatto avrebbe fuso anche le calotte glaciali é prodotto una grande quantità di acqua dolce che affluendo nel Nordatlantico avrebbe interrotto la corrente del golfo - l´abbassamento delle temperature sul continente europeo (dal periodo glaciale del Dryas, circa 8.000 anni fa,  l´ipotesi prende anche il nome) avrebbe alla fine portato ad una estinzione di massa anche in Europa e Asia.
 
Ma l´intera ipotesi crolla se si analizzano i dati cronologici a disposizione, che mostrano un graduale declino della specie di mammiferi dopo la fine dell´ultima glaciazione. Una ricerca condotto su 4.532 siti archeologici in Europa e Siberia, e 1.177 resti di Mammut e Mastodonte in Europa, Siberia e America settentrionale hanno mostrato delle età comprese tra 45.000 a 12.000 anni. Il mammut lanoso raggiunse un massimo nella popolazione, seguito da un declino, tra i 16.000 e 15.500 anni, in Europa e Siberia tra i 14.500 e 13.500 anni, e in America dopo i 13.000 anni - in concordanza con la fine dell´era glaciale e un netto cambio climatico e ambientale. Invocare un impatto extraterrestre per spiegare l´estinzione della fauna pleistocenica - senza alcune prove e 5.000 anni troppo tardi - sembra abbastanza inutile (si aspetta la prossima pubblicazione...).

Bibliografia:

BECKER (2007): Abstract: The End Pleistocene Extinction Event – What Caused It? Eos Trans. AGU, Abstract PP41A-03
BECKER (2007): Ice Age Impact. mp3 (4MB). (Interview by the Canadian Broadcast)
FIRESTONE, R.B.; WEST, A.; KENNETT, J.P.; BECKER, L.; BUNCH, T.E. et al. (2007): Evidence for an extraterrestrial impact 12,900 years ago that contributed to the megafaunal extinctions and the Younger Dryas cooling. Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America 104(41): 16016-16021You
HAYNES, C.V. (2007): Younger Dryas ”black mats” and the Rancholabrean termination in North America. Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America 105(18): 6520-6525
KENNETT, D.J.; KENNETT, J.P.; WEST, A.; WEST, G.J.; BUNCH, T.E. et al . (2009): Shock-synthesized hexagonal diamonds in Younger Dryas boundary sediments. Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America 106(31): 12623-12638
KERR, R.A. (2007): Mammoth-Killer Impact Gets Mixed Reception From Earth Scientists. Science 316: 1264-1265
KERR, R.A. (2008): PLANETARY IMPACTS: Did the Mammoth Slayer Leave a Diamond Calling Card? Science 323: 26
LEVY, S. (2006): Clashing with Titans. BioScience 56(4) : 292-298
PINTER, N.; SCOTT, A.C.; DAULTON, T.L.; PODOLL, A.; KOEBERL, C.; ANDERSON, R.S.; ISHMAN, S.E. (2011): The Younger Dryas impact hypothesis: A requiem. Earth Science Reviews. Article in Press
UGAN, A. & BYERS, D. (2007): Geographic and temporal trends in proboscidean and human radiocarbon histories during the late Pleistocene. Quaternary Science Reviews.26: 3017-3440

17 gennaio 2015

Sauropodi sopravissuti in Africa?

L´idea di grandi dinosauri non aviani ancora vivi fu resa celebre per la prima volta dal commerciante tedesco e (noto eccentrico) direttore del giardino zoologico di Amburgo Carl Hagenbeck nel 1909-12, ispirato da presunti avvistamenti di strane creature in Africa. Hagenbeck scrive di uno sconosciuto animale della Rhodesia, meta elefante e meta drago, che identifica come specie di sauropode. L´idea di uno brontosauro superstite fu presa abbastanza seria cosicché l´esploratore tedesco, Freiherr von Stein zu Lausnitz, che nel 1913-14 condusse un'esplorazione nel Congo, in una nota non pubblicata riferisce anche di aver raccolto alcuni aneddoti sul Mokele-mbembe.

Fig.1. Un dinosauro nel mondo moderno? - ricostruzione del sauropode Europasaurus holgeri.

I pigmei Bantu - secondo von Stein - raccontano di una creatura che infesterebbe le paludi di Likouala nello Congo - chiamata Mokele-mbembe, colui che ostacola il corso del fiume. Le descrizioni di questa creatura non sono unanimi e spesso vengono confuse con altrettanto mitiche creature. Generalizzando si parla di un´animale con corpo massiccio con una dimensione collocata tra l´ippopotamo ed l´elefante (5-10m), con lunga coda e collo, colore scuro marrone, coperto secondo alcuni da una pelliccia molto corta, secondo altri senza peli, con una pelle con aspetto scaglioso e di colore nero-marrone. Sarebbe una creatura acquatica, che preferisce starsene nascosta immersa nell'acqua. Come cibo preferisce le foglie e frutti del malombo (genere Landolphia), una specie di rampicante con frutti abbastanza grandi che cresce sulle sponde di fiumi e laghi.
 
L´ipotesi che questa descrizione si basa su avvistamenti di dinosauri sauropodi che sarebbero scampati miracolosamente alla grande estinzione a fine Cretaceo suscito poco interesse durante il periodo tra le due grandi guerre, ma fu rianimata grazie ad un articolo con il titolo "There Could be Dinosaurs" scritto dallo zoologo Ivan T. Sanderson (1911-1973) e pubblicato nel 1948 nel Saturday Evening Post; e ancora più tardi dal zoologo Bernard Heuvelmans (1916-2001) col suo libro "Les Derniers Dragons d´Afrique", pubblicato nel 1978.
 
È difficile valutare l´antichità del mito di Mokele-mbembe. Il biochimico e grande appassionato di criptozoologia Roy P. Mackal (1925-2013) riporta la nota di arte rupestre, scoperta in una grotta nei pressi di Nachikufu (Rhodesia) e Kuppenhöle (Tanganica), che mostrerebbe degli animali con quattro zampe, ma lungo e sinuoso corpo, coda appuntita e testa rotonda  - comunque queste raffigurazioni potrebbero riportare anche solo un coccodrillo o una giraffa. 
 
Il missionario Lievain Bonaventure descrive nel 1776 nella sua storia naturale del Congo delle gigantesche impronte di una creatura mostruosa sconosciuta, ma la descrizione si esaurisce qua e non fornisce successivi dettagli utili per l´identificazione. Alfred Aloysius Smith, mercante inglese nel Camerun, nella sua autobiografia riporta che nel 1870 avrebbe sentito la storia di una creatura mostruosa, tramandata da generazione in generazione, inoltre avrebbe anche visto delle grandi impronte con solo tre dita (una impronat di elefante dovrebbe averne cinque). Purtroppo sono solo i racconti di seconda mano e di misteriose tracce che abbondano, ma nessuna impronta indubbia è mai stata documentata.
 
Mackal nel suo libro "A living Dinosaur? In Search of Mokele-Mbembe" riporta anche le testimonianze di una caccia a questa creatura nelle paludi di Likouala e di alcuni avvistamenti avvenuti alcuni decenni prima della sua visita - solo una persona, il maestro David Mambamlo, affermo di aver visto l´animale con i propri occhi nel rio Likouala-aux-Herbes quando era ancora un bambino. Un'investigazione nella zona del presunto incontro non trovò niente, a parte una presupposta tana, che poteva essere anche di coccodrillo. 
Mackal incontrò una barriera del silenzio con gli indigeni della foresta, che si spiego con la credenza che vedeva la creatura come un dio della pioggia, oppure spirito iracondo che può anche nuocere e uccidere le persone o testimoni troppo loquaci. A questo punto è importante notare che le paludi sono di fatto aree molto mistificate. Il lago Tele, altro presunto luogo che ospita almeno un Mokele-Mbembe, è considerato zona stregata, in cui apparecchi elettronici smettono di funzionare e la cui acqua ha poteri magici. Molti ricercatori ribadiscono che i locali considerano il Mokele-Mbembe un´animale reale, non un mito - resta però il fatto che non esiste nessun tipo di prova biologica e che il presunto animale non è mai stato avvistato da uno straniero.
 
Inoltre negli ultimi anni Mokele-Mbembe è diventato un "marchio" della regione, riportato nei giornali e canali televisivi locali e molte persone sono a conoscenza della ricerca da parte di "esperti" (che troppo spesso si reclutano da ambienti con motivazione religiosa e creazionistica e perciò sono poco scettici a riguardo) di dinosauri superstiti. In parte per non deludere il visitatore, in parte per i soldi (l´accesso al lago Tele avviene anche a pagamento), sembra che i locali sono più che pronti a identificare tra diverse immagine presentate il "brontosauro". "Brontosauro" comunque è la ricostruzione obsoleta di Apatosauro ed è sintomatico che i presunti dinosauri sopravvissuti del passato ricordano più l´immagine popolare propagata da film e libri che delle moderne ricostruzioni scientifiche. Interessante nota storica: la descrizione più dettagliata, fornita dagli appunti di von Stein, è anche la prima che definisce l´aspetto "sauropode" del Mokele-Mbembe, ma l´originale è perso ed esiste solo una presunta traduzione pubblicata da Willy Ley, un autore di fantascienza!
 
Che cosa rimane alla fine della storia? Presunti avvistamenti con dinosauri sono stati segnalati dal Sudafrica, Angola Tanzania, Uganda, Congo e perfino dal deserto dal Niger - un'area vastissima che implicherebbe un grande numero d'individui - ma mai sono state trovate delle prove biologiche concrete. I racconti di dinosauri dell'inizio del 20° secolo sono da prendere con cautela, di origine dubbia, e i racconti moderni influenzati dalle aspettative di chi vuole credere al Mokele-Mbembe.

Qualunque cosa sia - animale reale (forse una grande varano, come ipotizzato da Mackal) o elemento di una religione animista (che crede nella personificazione delle forze della natura), l´idea che il Mokele-Mbembe sia un dinosauro sopravissuto sembra essere più una leggenda del nostro mondo moderno che dell´Africa antica.

Bibliografia:

EMMER, R. (2010): Creature Scene Investigation - Mokele-Mbembe-fact or Fiction? Chelsea House Publishers: 104
HEUVELMANS, B. (1995): On the Track of Unknown Animals. Kegan Paul International, London: 677
LOXTON, D. & PROTHERO, D.R. (2013): Abominable Science! - Origins of the Yeti, Nessie, and other Famous Cryptids. Columbia University Press, New-York: 368
MACKAL, P.R. (1987): A living Dinosaur? In Search of Mokele-Mbembe. E.J.Brill Publisher: 224